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IL MIO LAVORO DOPO COVID-19

4 Maggio 2020

In queste giornate di distanziamento dalla nostra quotidianità abituale e  di riavvicinamento sociale mi sono spesso interrogata su come sarà il mio lavoro nel Post Covid.
Come cambierà?
Il mio pensiero non va ai necessari adempimenti in termini di sicurezza (passaggio obbligato e doveroso che tutti dovremo affrontare) ma a come dovremo reinterpretare lo spazio noi architetti per tradurre significativamente la rinnovata paura; paura che è però al contempo voglia di spazio aperto e di condivisione.
La distanza sociale separa ma allo stesso tempo, paradossalmente, unisce. Mi vengono in mente tante astrazioni geometriche che traducono perfettamente in linea questo concetto che da giorni ormai mi passa per la testa.
In queste mie rilfessioni un Libro mi fa compagnia. LE CASE CHE SAREMO-Abitare dopo il lockdown" di Luca Molinari, di cui riporto qualche passo.
...."tutte quelle aree di confine domani diventeranno l'occasione per stabilire una "distanza sociale di sicurezza" o, invece, uno spazio per costruire nuovi contratti sociali per il futuro"...La frontiera è infatti il luogo di separzione ma anche di incontro "qualcosa che, nel momento in cui separa ,unisca."  Ugo Fabietti.

"Che giorno è oggi?Fuori c'è un silenzio denso.Mi affaccio alla finestra e osservo i miei vicini nei loro balconi...." ".....la casa dev'essere un organismo fluido, legato all'ambiente urbano tramite i viaggi, gli incontri, le scelte e le esperienze con cui la ricomponiamo quotidianamente...".

"Noi abbiamo bisogno della città perchè il potere dell'imprevisto, del pericolo e del meraviglioso che essa sa esercitare sulle nostre vite è il necessario contraltare dell'individualismo che viene coltivato nella solitudine della casa...."